Felice come un bambino: guida ironica ad una pedagogia dharmica

FELICE COME UN BAMBINO def_Layout 1Il Buddha è stato un marito e un padre. Anche lui, fino alla sua scelta radicale di abbandonare casa e affetti per segire la Via, si è trovato di fronte al problema tutto umano di crescere dei figli: i timori che siano sani tanto nel corpo che, soprattutto, nella mente, avranno attraversato il cuore anche di Gotama Siddartha. Tuttavia non ci ha lasciato scritto  o detto nulla su come allevare degli adulti felici.

Forse il suo intento era spingerci ad approfondire il Dharma, perché trovassimo lì quello che è necessario sapere.

Il libro che vi proponiamo vuol seguire questa pista, e tenta di coniugare la Teoria dell’Attaccamento di Bowlby con la dottrina che fa dell’attaccamento l’ostacolo da superare. C’è una contraddizione in tutto questo? Non proprio, se chiariamo cosa intendiamo con l’ambiguo termine “attaccamento” nei due diversi contesti.

Per Bowlby, ogni bambino o bambina ha bisogno di un caregiver che si prenda cura di lui o lei, fornendo il supporto emotivo e la sicurezza che permettono le esplorazioni e la crescita naturale di un adulto sano. Quando questo raporto è sicuro, ossia il caregiver è attento ai bisongo emotivi del bambino e sollecito nel soddisfarli, avremo adulti senza ansia (tranne quella che la vita “regala” a tutti noi) e in grado di stabilire rapporti soddisfacenti. Persone così possono diventare buoni genitori a loro volta.  La buona notizia è che circa il 40% delle persone che incontriamo ha un “attaccamento sicuro”, il che spiega perché alla fine dei conti il genere umano non si sia estinto da tempo. Ma come fare per educare una giovane mente a crescere in questo modo?

Il punto fondamentale è che la sicurezza emotiva di un rapporto stabile diventa capacità di guardare la realtà senza deformarla in modo eccessivo per soddisfare le nostre esigenze: un adulto sicuro ha una visione delle cose più adeguata  e si difende meno. Questo è il punto con la pratica del Dharma del Buddha, che ci invita ad essere saggi, ossia a vedere sempre le cose così come sono. Coltivare questa visione ci porta a non “attaccarci” o meglio aggrapparci ansiosamente alle cose, e porta a maturazione la nostra naturale inclinazione ad indagare ed esplorare.

Massimo paradiso in questo libro ci offre un’introduzione ironica tanto alle teorie psicologiche bowlbiane, quanto alla saggezza esistenziale del Buddhismo. E riesce in questo scopo mantenendo un punto di vista aperto e laico, senza cedimenti a fumisterie New Age o a psicologismi.  La mia personale opinione è che riesca a fare questo perché dietro questo libro c’è la sua sicnera preoccupazone di essere un padre “abbastanza buono”: una motivazione che è raro trovare dietro un libro.

Stefano Ventura

 

 

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