Il dolce compito della gratitudine

Si è ormai thank-you-490606_640concluso il primo anno di anno di attività del Centro Meditazione Roma, e mercoledì scorso ci siamo salutati praticando la meditazione di benevolenza (metta), per ringraziarci reciprocamente dell’impegno che ciascuno di noi ha messo in quest’iniziativa, lungo tutto quest’anno.

I ringraziamenti non sono affatto un gesto di circostanza, quanto piuttosto la testimonianza che quello che c’è stato poteva non esserci, e del valore che il nostro impegno ha assunto l’uno per l’altro.

Per questo, ho pensato di proporre a tutti un piccolo compito per le vacanze, ossia una pratica che ci possa accompagnare fin quando non riprenderemo gli incontri regolari nel nostro piccolo sangha urbano.

Tutti noi notiamo più frequentemente e dolorosamente le mille piccole, grandi cose che durante le nostre giornate non vanno: il suono della sveglia, un autobus in ritardo, il traffico, la risposta brusca di uno sconosciuto, un conflitto sul lavoro o in famiglia. Alla lunga quest’esercizio continuo al disagio ci condiziona al punto che possiamo diventare pessimisti, amari, cronicamente stanchi o anche depressi.

Ma la nostra realtà è costruita dall’esercizio della nostra attenzione: una scelta continua delle cose importanti da notare, e di quelle insignificanti da trascurare nel racconto ininterrotto di noi stessi. Allora perché non cambiare intenzionalmente il nostro sguardo? Perché non notare, magari appuntandolo su un diario personale, le altrettante mille cose che invece vanno bene, senza intoppi, senza sforzi. Un autobus che arriva in orario. Un posto sulla metro. Una risposta cortese di uno sconosciuto. Un collega collaborativo. O anche il fatto semplice e per nulla scontato che abbiamo qualcuno che ci vuole bene accanto, o che lo abbiamo avuto, che sappiamo dare e riceve affetto, siamo in buona salute, o che siamo, in fin dei conti, vivi. Tutte cose che potrebbero non essere, tutti aspetti di quell’impermanenza che abbiamo spesso citato durante quest’anno di pratica comune, e che possiamo ora contemplare ancora più direttamente.

Potremo così coltivare una risposta differente alla realtà, aprendoci piuttosto che difendendoci, con coraggio e con meraviglia – perché se qualcosa c’è piuttosto che non esserci, questo sì è davvero meraviglioso.

Potremo vivere nella gratitudine, piuttosto che nella preoccupazione.

Buona pratica!