Vipassana e l’atteggiamento nella meditazione

wolves_yellowstone3 Vipassana e l’atteggiamento.

Si dice che bisogna sospendere il giudizio, di se stessi e di quello che si osserva. Per essere equanimi, cioè né rifiutare e respingere e né accettare e trattenere.

E ovviamente, quando l’oggetto meditativo che si presenta è poco chiaro, dare un nome. Riconoscerlo e semplicemente stare per partecipare a quel che avviene tra soggetto e oggetto. In un sottile equilibrio di presenza partecipata, vigile, chiara, attenta.

La metafora che più mi viene alla mente è:
come un naturalista che osserva un animale nel suo habitat, senza intervenire.
Per non alterare la ricerca.
Per non influenzare i risultati con le nostre aspettative, paure, ansie e desideri.

Essere è partecipare. Essere nel qui e ora, equanime nel sottile equilibrio che è l’esperienza, cioè il rapporto tra soggetto e oggetto, non significa passività, ma risvegliarsi al presente e alla realtà delle cose così come sono, e non di come vorremmo che fossero o di quello che avremmo timore di incontrare.

Fa veramente così tanta paura quello che poco conosciamo?