Meditazione Vipassana: che cosa fare con i pensieri durante la meditazione?

“Meditazione Vipassana: che cosa fare con i pensieri durante la meditazione?”
>>> guarda (e condividi?) il VIDEO!

Un gran giorno al CMR, il primo dei frequentanti del corso che dopo 2 anni di pratica con noi fa il suo primo talk e guida la meditazione.
Crediamo che il modo migliore per diffondere il Dhamma e fare del bene sia quello di adottare una Didattica Circolare: la migliore posizione per imparare è quella di chi guida, così come il miglior ruolo per donare informazioni è quella dello scolaro-uditore. Chi ha più informazioni le mette in circolo nel sangha che le rielaborerà per un uso più ampio, divulgativo e pratico.

Aspettiamo con grante partecipazione i prossimi uditori nei panni del facilitatore-guida.

Vipassana e l’atteggiamento nella meditazione

wolves_yellowstone3 Vipassana e l’atteggiamento.

Si dice che bisogna sospendere il giudizio, di se stessi e di quello che si osserva. Per essere equanimi, cioè né rifiutare e respingere e né accettare e trattenere.

E ovviamente, quando l’oggetto meditativo che si presenta è poco chiaro, dare un nome. Riconoscerlo e semplicemente stare per partecipare a quel che avviene tra soggetto e oggetto. In un sottile equilibrio di presenza partecipata, vigile, chiara, attenta.

La metafora che più mi viene alla mente è:
come un naturalista che osserva un animale nel suo habitat, senza intervenire.
Per non alterare la ricerca.
Per non influenzare i risultati con le nostre aspettative, paure, ansie e desideri.

Essere è partecipare. Essere nel qui e ora, equanime nel sottile equilibrio che è l’esperienza, cioè il rapporto tra soggetto e oggetto, non significa passività, ma risvegliarsi al presente e alla realtà delle cose così come sono, e non di come vorremmo che fossero o di quello che avremmo timore di incontrare.

Fa veramente così tanta paura quello che poco conosciamo?

Vipassana, la foglia e la rugiada

rugiadaStefano e Massimo ringraziano/ringraziamo le persone che hanno condiviso l’esperienza dell’intensivo di sabato mattina.

Molti spunti interessanti. Gli intensivi servono a questo, e sono spesso una piccola sfida di resistenza, ma quando poi si arriva ai saluti finali, la fatica non si sente e riandando indietro per esaminare quel che si è fatto e quel che è accaduto, le resistenze proprio nei confronti della meditazione, il modo come ognuno le affronta, se le risolve o meno, rappresentano sempre un test per scoprire, ogni volta, quanto sia faticoso ricercare e/o mettersi di fronte alla nostra natura e alla natura di tutti i fenomeni.

Un piccolo e banale insight, durante l’intensivo, una piccola intuizione. Sempre contemplando in alternanza l’oggetto meditativo scelto e l’ottimo oggetto che invece sceglieva me, nel suo sgradevole e interessante aspetto: contratture dorsali.

Mi è parsa l’immagine della foglia e della perla di rugiada, la nostra mente e l’esperienza, o meglio più che esperienza in generale, il peso e la consistenza dell’oggetto meditativo scelto o spontaneo.

La nostra mente, come foglia-pianta va coltivata, costantemente. E l’oggetto meditativo che nel suo peso sembra insostenibile su una piccola foglia, non è altro che un elemento liquido. Il più delle volte è acqua, cioè il principale nutrimento della foglia. Continue Reading →

Vipassana e il quotidiano – piacevole, spiacevole e neutro

Vipassana e il quotidiano Al Centro, molti ci chiedono come portare nella vita di tutti i giorni, o in famiglia – come figlio o genitore – i frutti delle sedute formali di meditazione.
Meglio di noi lo ha spiegato Thich Nhat Hanh nel suo prezioso libro “Il miracolo della presenza mentale“.
Tuttavia, nel tempo la vipassana formale influenza la vita di tutti i giorni, direttamente e limitatamente per i meditanti alle prime armi, meno limitatamente per meditanti esperti; ma indirettamente già da subito inizia a modificare lentamente e senza invasività il nostro punto di vista. Ogni tanto ci stupiamo della nostra minore reattività ai piccoli fastidi e piccoli squarci di consapevolezza nella giornata.

La vipassana si applica tradizionalmente a 4 aree della persona: il corpo, le sensazioni, lo stato della mente, e i prodotti della mente.
Come il mio amico e collega Stefano suggerisce, per noi occidentali è meglio chiamare le sensazioni “valutazioni”, perché nella tradizione buddhista le sensazioni sono tre forme valutative dell’esperienza: piacevole, spiacevole e neutro. Continue Reading →

Vipassana, l’esperienza di Fulvia

vipassana - centro meditazione roma

Prima di incontrare la vipassana, mi ero resa conto che se volevo intraprendere la strada del raggiungimento dell’equanimità, c’era qualcosa che dovevo strutturalmente modificare nella mia vita.

La meditazione vipassana mi pone lucidamente di fronte a ciò che mi provoca sofferenza nelle mie abitudini. Con chiarezza individuo e osservo cosa, in quanto mi provoca sofferenza, vada inevitabilmente modificato o eliminato dalla mia giornata, dunque dalla mia vita, perché io possa stare (e fare) bene.

E, continuando costante nella pratica meditativa, il “semplice” osservare – e poi circoscrivere – ciò che devo cambiare o eliminare fa maturare in me la consapevolezza. Si radica in me la spinta ad operare quei cambiamenti. La avverto come una spinta naturale e, a piccoli passi e con uno sforzo sempre minore, la metto in pratica di volta in volta nelle mie giornate.

[Fulvia pratica presso il nostro centro da novembre 2014]