Vipassana e gli stati mentali

statiMentLa Vipassana e… quanto sono sottili gli Stati Mentali?

In una lezione universitaria di tanti anni fa Corrado Pensa paragonò gli stati mentali a degli occhiali da sole, che di fatto non modificano completamente l’essenza di ciò che vediamo ma ne alterano sensibilmente alcuni aspetti.

La meditazione vipassana è utile a prendere coscienza di questo filtro, che ci sono gli occhiali da sole. Magari non riusciamo a comprendere in che cosa consista esattamente questo filtro, ma in qualche modo possiamo avere dei primi indizi, perché guardando in profondità le cose così come sono, iniziamo a notare delle discrepanze, dei dettagli che rimettono in gioco alcune nostre posizioni.

È bene notare la relazione indissolubile tra oggetto mentale e stato mentale, perché gli stimoli materiali e mentali con il loro carico di informazione riverberano dentro di noi influendo sullo stato mentale.

Immaginiamo di tornare prima del solito a casa, e vedere il nostro miglior amico sgattaiolare furtivamente da casa nostra, con il nostro partner alla porta che lo saluta amabilmente.
Certamente potrebbe salire un certo sospetto, la mente lavora bene da sola una volta che ha un ottimo spunto.

Torniamo a casa e facendo finta di niente, chiediamo se il partner ha visto il nostro amico, questi nega. La mente si agita, il sospetto potrebbe diventare certezza, il diaframma e gli addominali potrebbero contrarsi somatizzando l’ansia.

Da uno stato mentale discreto e quasi neutro, questa situazione spiacevole ci getta in preda a uno stato mentale sofferente.

La sera usciamo a fare una piccola commissione, torniamo e a casa il partner e l’amico hanno organizzato una festa a sorpresa tutta per noi.

Come è cambiato lo stato d’animo?

Ma soprattutto, in quale sofferenza mentale siamo stati per tutto il pomeriggio, e ancora, come questo stato mentale è stato frutto di informazioni complete e di quanto è stato passeggero o impermanente.

In questa catena di eventi, c’è anche uno spunto per utilizzare la vipassana in una sorta di catena contraria, che a volte facilita molto, cioè meditare sull’oggetto mentale per recuperare e capire in quale stato mentale ci troviamo:

1 intenzionalmente poniamo attenzione su un oggetto meditativo, diciamo una emozione.
2 la osserviamo, diamo un nome, restiamo con essa senza giudicare, né trattenere né allontanare.
3 osserviamo lo stato mentale (come con l’emozione senza giudicare…), notiamo se questa emozione al momento riesca a condizionarlo.
4 etichettiamo l’esperienza, se è piacevole, spiacevole o neutra.
5 osserviamo se c’è un legame o una reazione nel nostro corpo che risente di questa emozione o questo stato d’animo.

Ovviamente la catena può presentarsi al contrario:

1 osserviamo il sorgere di una forte sensazione spiacevole del corpo, magari un dolore dovuto alla posizione
2 la valutiamo
3 osserviamo se ha un impatto sul nostro stato mentale
4 osserviamo se mette in moto oggetti mentali come pensieri, sentimenti, emozioni.

A volte uno stato mentale può essere sottile, difficilmente classificabile, e l’oggetto mentale (emozioni, pensieri, sentimenti) può aiutarci a riconoscerlo, perché sono parte di un insieme: la nostra mente.

 

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