Vipassana e il quotidiano – piacevole, spiacevole e neutro

Vipassana e il quotidiano Al Centro, molti ci chiedono come portare nella vita di tutti i giorni, o in famiglia – come figlio o genitore – i frutti delle sedute formali di meditazione.
Meglio di noi lo ha spiegato Thich Nhat Hanh nel suo prezioso libro “Il miracolo della presenza mentale“.
Tuttavia, nel tempo la vipassana formale influenza la vita di tutti i giorni, direttamente e limitatamente per i meditanti alle prime armi, meno limitatamente per meditanti esperti; ma indirettamente già da subito inizia a modificare lentamente e senza invasività il nostro punto di vista. Ogni tanto ci stupiamo della nostra minore reattività ai piccoli fastidi e piccoli squarci di consapevolezza nella giornata.

La vipassana si applica tradizionalmente a 4 aree della persona: il corpo, le sensazioni, lo stato della mente, e i prodotti della mente.
Come il mio amico e collega Stefano suggerisce, per noi occidentali è meglio chiamare le sensazioni “valutazioni”, perché nella tradizione buddhista le sensazioni sono tre forme valutative dell’esperienza: piacevole, spiacevole e neutro.

Quando veniamo in contatto con un concetto o un oggetto, automaticamente lo classifichiamo in base se ci piace, se non ci piace o se ci è indifferente. Questa classificazione poi mette in atto un comportamento adeguato – per noi – alla valutazione.

Un piccolo esercizio di consapevolezza che consigliamo a tutti, è quello di fermarsi un istante, di tanto in tanto nella giornata, e applicare consapevolmente le 3 valutazioni: questo mi piace, questo mi non mi piace, questo mi è indifferente.

Dal momento che anche questo è un esercizio di visione profonda della realtà, possiamo considerarlo una forma di vipassana nella quotidianità, al di fuori della meditazione formale… seduti su un cuscino a gambe incrociate.

Ed è un esercizio molto potente, perché ci accorgeremo che nel quotidiano, nello spazio di un giorno, poche cose le etichettiamo come “piacevole”, altrettante poche come “spiacevole” e poi c’è un mare magnum di stimoli “neutri” che costituiscono l’ossatura della nostra esperienza nel mondo. Fuori dalla consapevolezza è la fetta maggiore della torta delle valutazioni che più ci influenza, e dal punto di vista consapevole, è come se noi siamo addormentati a noi stessi perché il “neutro” spesso non lo percepiamo.

Troppo spesso crediamo che la meditazione sia un evento mistico o divino, qualcosa che ha a che fare con la sfera dei miracoli, e più spesso dimentichiamo che la vita sulla Terra è di fatto un miracolo, e che l’evoluzione di una specie animale in homo sapiens sapiens è un miracolo sul miracolo.
Quindi non riuscire a vivere la grande fetta della nostra esistenza, cioè le valutazioni “neutre”, significa escluderci dal miracolo che siamo.
Per questo Thich Nhat Hanh parla di Miracolo della presenza mentale.

Ricercare nella meditazione il miracolo oltre noi stessi e la realtà che ci circonda è una forma di banalizzazione del nostro esistere. Ognuno di noi è un miracolo, tu che stai leggendo proprio ora sei un miracolo, gli altri sono un miracolo, la realtà che ci circonda è un miracolo.
Le sensazioni “neutre” che ci lasciano indifferente sono la fetta più grande del nostro miracolo.

Non banalizziamo le cose banali!

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