Vipassana e Shikantaza… e il presente.

vipassana e arte

vipassana e arte

Questa opera di Magritte (nell’immagine) è talmente interessante che ne daremo una interpretazione arbitraria. Difficile entrare nel processo creativo del maestro, anche perché Magritte era pazzo furioso… per questo è uno dei nostri artisti preferiti.

Ecco la nostra interpretazione dharmica: le meditazioni di visione profonda scardinano o svelano le costruzioni mentali, come i desideri, i concetti, le idee, giudizi e pregiudizi.

Mostrano la loro artificiosità, utile, come è utile l’edificio nel quadro, che può dare riparo, quindi condivisione di “luoghi”.
Tuttavia, le costruzioni mentali sono utili quando condivise e proficue, perché ad esempio il razzismo è una condivisione concettuale non proficua per il benessere di tutti.

La meditazione di visione profonda, con il suo puntare sempre al presente, proprio come l’indice nel quadro, permette di superare le costruzioni mentali, non per sradicarle completamente, ma quel tanto per far vedere che cosa sono in realtà. Infatti quell’indice non distrugge completamente l’edificio. Tra l’altro, l’indice esce fuori dalla casa, come a significare che il ritorno al presente passa sempre per quei processi che edificano le stesse costruzioni mentali. Processi che possiamo grossolanamente chiamare “mente”.

La vipassana rivela quindi il presente de “le cose così come sono”, rivelando appunto che “le cose come noi vorremmo che fossero” sono costruzioni mentali che edifichiamo sulla realtà per far coincidere il più possibile questa realtà con la realtà da noi desiderata.

La meditazione irrompe in questo desiderio riportandoci al presente della “vera” realtà, come l’indice di Magritte irrompe nell’edificio.

Rene Magritte, Il rivelatore del presente, 1936