Vipassana, in parole semplici

vipassana VIPASSANA
Le meditazioni tradizionali buddhiste sono di fatto un sistema di allenamento mentale che coltiva la saggezza o la concentrazione.

In genere, tutte le meditazioni rientrano in due tipologie: contemplativa o di visione profonda (vipassana-bhavana), e di calma concentrata (samatha-bhavana). Per sviluppare la tranquillità si focalizza l’attenzione su un singolo oggetto – come il respiro con il suo ritmo naturale – fino a quando la mente non si raccoglie in un piacevole silenzio. Tale calma concentrata è capace di eliminare inquinanti mentali come rabbia e desideri dei sensi. Tuttavia, quando la seduta di meditazione termina, gli inquinanti mentali ritornano.

La vipassana, invece, coltiva direttamente la saggezza. Il meditante sviluppa la consapevolezza sistematicamente con lo scopo di vedere le caratteristiche reali dell’esistenza: sofferenza esistenziale, l’impermanenza, e non-sé o impersonalità. Non solo ciò che avviene durante la meditazione è oggetto di questa contemplazione, perché tutte le attività della vita quotidiana possono diventare oggetti di consapevolezza.

Nella pratica della vipassana, il meditante nota e lascia andare gli oggetti e i fenomeni mentali e materiali, sia proprio sia esterni, nota soprattutto come essi appaiano e scompaiano. La mente più che essere fissata sull’oggetto è focalizzata sull’attività attentiva stessa.

Se la samatha conduce a momentanee esperienze di beatitudine, la vipassana conduce alla saggezza e dunque alla libertà di vedere le cose come sono, senza le nostre sovrastrutture concettuali.

Non si pratica la vipassana per controllare la mente, anche se questo avviene, ma per vedere chiaramente e in profondità la natura della realtà ultima.

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